Oltre al loro ruolo di custodi della religione tribale, alcuni sciamani partecipavano attivamente all'azione di tatuare le persone, fosse per funzioni rituali o semplicemente di abbellimento del corpo o altro poiché solo gli sciamani avevano la conoscenza relativa alla tecnica da usare per tatuare oltre che quella curativa per non incorrere in malattie o infezioni.

Tra il Paiwan di Taiwan, la Ciukci della Siberia, e la Yupiget di S. Lawrence Island, Alaska, gli artisti del tatuaggio femminile - che erano di solito gli sciamani - agivano per via soprannaturale  tramite canali sottili per curare i loro pazienti che soffrivano per aver perso una parte dell'anima, per colpa di spiriti di vario genere (che si possono attribuire a pensieri maligni mal diretti che sottraevano l'energia vitale della persona che quindi andava reindirizzata) che potevano essere sia umani che animali. A volte venivano usati dei trattamenti appropriati, inclusi l'applicazione di tatuaggi medicinali a particolari punti del corpo o "lamine tatuaggio" per mascherare l'identità del malato da tale malevolo entità.

Tatuaggi sciamanici

Naturalmente, il Chukchi e Yupiget tatuavano le guance delle donne sterili o usavano bastoni antropomorfi per marcare gli uomini e le donne perché li proteggessero come guardiani dai poteri ancestrali. In ogni caso, Paiwan, Chukchi e sciamani Yupiget erano proattivi nel segnare reticolarmente le superfici dei corpi dei loro pazienti moltiplicando le iscrizioni e andando se necessario anche a riscrivere più volte il tatuaggio fatto. Ma l'efficacia dei trattamenti non era limitata agli aspetti tecnici o di performance dei tatuatori sulla pelle del tatuato, anche se i pigmenti usati per colorare la pelle usati dai Yupiget erano considerati come fossero stati "spiriti magici" con poteri contro il male.  Non tutti i tatuatori tribali erano sciamani, però, perché alcuni erano semplicemente guaritori tradizionali che avevano preso particolari specializzazioni (ad esempio, gli occhi, le orecchie, la gola).

Nel nord delle Filippine, gli artisti del tatuaggio tatuavano segni sulla gola dei pazienti affetti da gozzo o usando altri contrassegni sulle spalle degli individui afflitti da disturbi della pelle. Eppure molti tatuatori tribali eseguivano il loro lavoro sotto la guida di uno o più aiutanti "spirituali", entità appartenenti a trapassati umani o sempre esistite come i tatuatori Kayan del Borneo che erano sempre donne. In questi casi, alcune tatuatrici erano spesso anche sciamane, in quanto usavano metodi di medicina fisica e spirituale per "Curare" i loro pazienti da patologie gravi. Il Kayan tatuava un disegno chiamato lukut o "antico cordone" sui polsi degli uomini per prevenire la perdita della loro anima. Quando un uomo era malato, si supponeva che la sua anima fosse fuggita dal suo corpo, perciò se egli guariva ciò stava a significare che l'anima era ritornata.

Per rimpedire all'anima di "scappare" doveva legarla fissandola intorno al polso con un pezzo di corda su cui era stata infilata un lukut con il quale la magia si credeva funzionare. Siccome il legame fisico tramite corda poteva essere rotto ecco che gli sciamani pensarono di sostituire l'oggetto fisico con uno difficile da "perdere" ...a meno che non tagliassero la mano del malcapitato.... È interessante notare che i Kalinga delle Filippine hanno una credenza a talk proposito: quando il sangue viene inavvertitamente versato nel luogo come quando si fa un tatuaggio, si usa un gesto chiamato Sipat che indica un gesto di pace, che si effettua tramite il sacrificio di un pollo il cui sangue viene strofinato vicino alle ferite appena inflitte sul corpo del tatuato, per poi intonare un breve canto per allontanare gli spiriti maligni e poi una stringa di perline rosse di corniola viene collocata intorno al polso della persona.